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Il mondo sta cambiando, guidato da processi globali incerti, divisioni sociali, pecche politiche e dalla crescita delle disparità economiche. La cosiddetta epoca globale ha generato un mondo maggiormente diviso, esponenzialmente divergente e inevitabilmente pluralista, dove le tensioni e le frammentazioni mettono a rischio i processi planetari di connessione e correlazione raggiunti dalla globalizzazione. In quest’epoca di cambiamento, la 4° rivoluzione industriale ci ricorda perché i modelli unificati e gli approcci integrati sono i più efficaci per ripensare il senso tanto delle nazioni quanto delle organizzazioni.

Il mondo globale frantumato
Come molti osservatori hanno affermato sin dall’inizio del XXI secolo, il mondo sta attraversando una lunga e critica epoca di transizione verso un nuovo ordine globale. Dalle guerre civili ai cambiamenti climatici, dalle crisi economiche al terrorismo transnazionale, dai conflitti interculturali alle incertezze politiche, la transizione sta mettendo a rischio la stabilità sociale, politica ed economica su vari livelli. Il mondo sta manifestando non una ma molte globalizzazioni, come risultato delle divisioni crescenti tra e dentro le nazioni e le culture, nonché dello scontento causato dalle disparità economiche ormai endemiche.

In tutto ciò, l’Unione europea rappresenta il caso emblematico di una creazione innovativa dello scorso secolo che sta progressivamente perdendo lo slancio e il focus necessari per affrontare le sfide del nuovo millennio. Non è un caso che Brexit, il più scioccante evento nella storia dell’Unione, abbia spinto molti ad annunciare la fine della globalizzazione e il ritorno a un sistema internazionale più domestico e regionale. Tuttavia le correlazioni globali ormai inevitabili, insieme a una progressiva trasformazione del sistema industriale mondiale, stanno aprendo nuovi spazi per ripensare cosa significhi vivere in un mondo globalizzato.

Verso una nuova era: il caso dellItalia
Uno dei segni che maggiormente indica l’alba di una nuova era è indicato dalle sfide, dai rischi e dalle opportunità creati dalla 4° rivoluzione industriale. L’ormai imminente nuova svolta industriale chiede di essere valutata attentamente per come sta già rimodellando le dinamiche globali.

Tra i paesi europei è noto come l’Italia stia affrontando sfide complesse. Non è una sorpresa quindi osservare come il governo e Confindustria abbiano preso l’iniziativa per guidare il paese verso l’Industria 4.0. Nel 2015 Confindustria ha lanciato Fabbrica 4.0, un progetto multidisciplinare per esplorare una possibile via italiana alla 4° rivoluzione industriale, mentre una recente investigazione governativa ha prodotto un esauriente documento conclusivo che afferma: «per l’Italia la trasformazione del sistema industriale e infrastrutturale rappresenta più che un’opportunità quasi una necessità al fine di assicurare che il nostro settore secondario rimanga competitivo» (p.90).

Le criticità sono ovviamente tante e non bastano le intenzioni, ma entrambi sono concordi nell’osservare come lo scenario industriale 4.0 chieda aziende più grandi, attori globali forti e una maggiore flessibilità e diversificazione dei business model e degli investimenti. Per rispondere alle sfide globali, le aziende italiane hanno bisogno di crescere, di espandersi e di essere più organicamente equipaggiate, a partire dalla PMI, che deve essere supportate per garantire che la transizione economica avvenga in modo sostenibile.

Gli esempi virtuosi non mancano: aziende come Algorithmic Research, Berto’s e Umana stanno mostrando che il futuro è già presente e le possibilità sono infinite.

Nuove culture aziendali chiedono modelli organizzativi integrati
La nuova fase è chiaramente una rivoluzione trasformativa non solo grazie alle innovazioni tecnologiche e digitali ma anche al successo di modelli aziendali unificati. Il futuro mostra: 1) lo sviluppo di culture aziendali multidisciplinari, che stanno rimodellando un’ampia gamma di esperienze, talenti e aziende; 2) la moltiplicazione delle partnership collaborative e dei business network; 3) la trasformazione delle aziende in spazi per la ricerca e la formazione.

È possibile affermare che la trasformazione del sistema industriale mondiale stia manifestando due elementi interconnessi: uno tecnologico e processuale, l’altro organizzativo e olistico. Basti guardare a tre esemplari trasformazioni del mercato:

  • La circular economy sta causando uno spostamento paradigmatico nel quale i prodotti e i processi manifatturieri devono essere gestiti secondo un approccio unificato. Secondo la Commissione europea l’economia circolare sta avendo effetti duraturi tanto sui cittadini quanto sulle aziende, e chiede cambi radicali nei modelli economici, nell’organizzazione sociale, nei comportamenti dei consumatori e nella gestione dei business;
  • La sharing economy è un altro significativo polo di cambiamento difficile da governare se non attraverso analisi e riflessioni integrate;
  • Il maker movement è infine un esempio di cultura economica bottom-up e multi-level, dove il rilancio dell’artigianato è profondamente combinato con la digitalizzazione dei processi e le innovazioni tecnologiche. L’internet delle cose sta aprendo spazi inediti, dove «tradizioni antiche si stanno fondendo con tecnologie recenti, risultando in una miriade di innovazioni».

Sistemi circolari, fenomeni olistici e processi di fusione interdisciplinare e intergenerazionale stanno modellando un futuro inedito per molte industrie.

Soluzioni unificate per una nuova epoca collaborativa
Tornando al caso dell’Italia, cogliere le opportunità significa progettare nuovi criteri organizzativi con un’attenzione specifica per le pratiche interdisciplinari e per le iniziative maggiormente collaborative, tra le aziende, i diversi attori economici e i business player.

A Consulus, la nostra esperienza nella trasformazione delle aziende ci insegna che i cambiamenti non sono semplici e si accompagnano a sfide e ansie particolarmente complesse. Da un lato, senza il cambiamento molte aziende non sono in grado di sopravvivere al mercato, risultando destabilizzate e rischiando tagli del personale, dall’altro ciò deve essere accompagnato da un’implementazione strategica che garantisca risultati costanti, che certamente non possono arrivare in poco tempo.

Avendo accompagnato decine di aziende nella loro trasformazione, possiamo affermare che affinché il cambiamento sia efficace è necessario seguire 4 principi basilari:

1) Cambiare a partire dai propri punti di forza
Ogni azienda ha punti di forza che le garantiscono un vantaggio strategico. Questi richiedono modelli gestionali e organizzativi a 360 gradi, in modo da assicurare che il vantaggio sia garantito e potenziato dalle soluzioni progettuali e digitali sviluppate.

2) Cambiare richiede unità di intenti
Ogni trasformazione è un processo estenuante che comporta ansie e preoccupazioni. L’azienda deve essere consapevole di cosa significa cambiare e quale sia il fine, perché il cambiamento è una battaglia decisa dalla determinazione a perseguire un fine condiviso. Noi spendiamo tempo ed energie supportando le aziende e abbiamo imparato che se la forza di volontà del gruppo non è orientata strategicamente al cambiamento, ottenere il successo sarà difficile.

3) Cambiare richiede nuove modalità di collaborazione
Chiaramente la 4° rivoluzione industriale sta già portando cambiamenti degli equilibri e già da ora si può affermare che sta chiedendo alle aziende maggiori collaborazioni. La domanda a cui dobbiamo rispondere è questa: la nostra azienda è collaborativa a sufficienza? Imboccare il futuro significa attivare nuovi principi, ridisegnare strutture organizzativi e facilitare l’unità di intenti e di azione delle diverse idee e identità che arricchiscono l’azienda. Ci vorrà del tempo, ma è nuovamente la nostra esperienza a insegnarci che quando l’impegno è costante il ritorno dell’investimento è pieno.

4) Cambiare richiede dare un nuovo significato a prodotti e servizi
Infine, l’Industria 4.0 cambia il metro di giudizio dell’intero sistema produttivo. Mentre in passato il metro di giudizio ha guardato alla qualità dei processi e dei prodotti, oggi le nuove generazioni cercano marche e firme attente a ciò che è umanamente e socialmente condivisibile. Per questo i prodotti e i servizi devono non solo eccellere nella qualità, ma anche ispirare significati e comportamenti in grado di coinvolgere i clienti in veri e propri processi di co-creazione.

La collaborazione organica e rinnovata tra idee, business model e culture organizzative è la strada da imboccare per garantire alle aziende gli strumenti necessari per superare le sfide globali e attivare i processi innovativi 4.0. Una tale collaborazione chiede forte unità d’intenti, partnership aperte e programmi strategici fondati sulla sostenibilità, e questo è il modo per sbloccare un futuro radioso. Certo, le aziende dovranno essere disposte a fare la propria parte, mostrando la volontà di pensare e agire in modo differente.

 

Paolo Frizzi
È il direttore della sezione italiana di Consulus. È specializzato in processi e dinamiche globali, con un’attenzione specifica per le dinamiche interculturali e interreligiose legate allo sviluppo della globalizzazione. Inoltre è docente e ricercatore all’Istituto Universitario Sophia, un centro accademico internazionale dove sono approfonditi metodi trans-disciplinari di insegnamento, ricerca e applicazione.

Consulus
Siamo una società di consulenza globale per l’innovazione che si avvale di un team multi-disciplinare esperto in business, design e organizzazione. Dal 2004 abbiamo affiancato aziende, agenzie governative e società no-profit e le abbiamo accompagnate lungo la strada del profitto e della crescita, ridisegnando i business model, le culture organizzative e l’esperienza dei brand grazie al nostro metodo unificato. Abbiamo trasformato le prestazioni di mercato e le organizzazioni di aziende, gruppi e società in 20 città del mondo, garantendoci un solido vantaggio competitivo. Leggi il nostro programma PurposeCore se la tua azienda vuole intraprendere un percorso di trasformazione efficace e sostenibile, in grado di affrontare le sfide del 21° secolo. Consulus è parte del network di Economia di Comunione.

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Consulus è organizzatore di Shape the World Conference e World Company Day, eventi di riflessione sull’innovazione e la leadership che ispirano le aziende a sviluppare strategie progettuali e organizzative specifiche, nella loro opera giornaliera di cambiamento e innovazione.

La Consulus Partnership è presente a Singapore, Brunei, Vietnam, Sri Lanka, Thailandia, Italia, Argentina e Bangladesh.